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Implantologia e parodontite

Il paziente affetto da parodontite, al termine della terapia, può aver subito la perdita di alcuni denti e necessitare quindi una riabilitazione dei settori edentuli.
L’implantologia è uno straordinario ausilio terapeutico perché ci permette la sostituzione dei denti mancanti senza dover ricorrere all’applicazione di ponti ed evitando quindi di “limare” i denti, strutturalmente intatti, a supporto dei ponti stessi.
Nei pazienti affetti da parodontite tuttavia il rischio di patire un’infezione che porti alla perdita d’osso attorno agli impianti (peri-implantite) è molto più elevato che negli altri individui sani. E’ quindi fondamentale che la parodontite venga curata prima dell’inserimento degli impianti. I pazienti con una pregressa parodontite devono inoltre essere consapevoli che il successo a lungo termine degli impianti dipende molto dalla qualità della loro igiene domiciliare e dal controllo dei fattori di rischio importanti quali il fumo.

Continua a leggere l’articolo per scoprire quando è possibile ricorrere agli impianti dentali nel paziente con suscettibilità alla parodontite.

 Cos’è la parodontite?

La parodontite è una malattia che colpisce il parodonto, ovvero i tessuti di sostegno dei denti. Il parodonto è formato da due parti sovrapposte: quella superficiale, costituita dalle gengive, e quella profonda, composta dall’osso alveolare, da uno strato sottile di un tessuto che ricopre le radici dei denti e prende il nome di cemento e da un sistema di fibre situate tra le radici dei denti e l’osso alveolare  che funge da “ammortizzatore” ed è chiamato legamento parodontale.

Un’infezione delle gengive comporta un’infiammazione delle stesse e prende il nome di gengivite. Nella maggior parte dei casi è dovuta a un’insufficiente rimozione della placca batterica che si deposita quindi sulla superficie dei denti. La gengivite è reversibile, ovvero se la placca viene rimossa correttamente, il quadro clinico si risolve spontaneamente in pochi giorni.

Se l’infezione passa dalle gengive al parodonto profondo, il quadro clinico prende il nome di parodontite. In una fase iniziale le gengive si “staccano” dalle radici dando luogo alla formazione di sacche che prendono il nome di tasche parodontali. In queste sacche c’è poco ossigeno e questo permette la proliferazione dei batteri anaerobi che sono capaci di aggredire il legamento parodontale e l’osso sottostante dando luogo ad una progressiva distruzione di questi tessuti fino anche alla perdita del dente. Contrariamente alla gengivite, i danni prodotti dalla parodontite sono irreversibili ma una diagnosi precoce e una terapia corretta sono in grado di arrestare la progressione della malattia evitando così la perdita degli elementi dentali

Gli impianti osteointegrati

Gli impianti osteointegrati sono sostanzialmente delle viti (generalmente in titanio) che, inserite nell’osso alveolare, diventando un tutt’uno con lo stesso (da cui il nome). La possibilità di sostituire i denti mancanti mediante questi pilastri artificiali è stata una grande rivoluzione in odontoiatria e gli ottimi risultati ottenuti e convalidati dalla letteratura scientifica hanno inizialmente portato a sovrastimare le potenzialità di queste radici artificiali, al punto da ritenere che fossero addirittura più affidabili dei denti che andavano a sostituire.

Grazie all’introduzione degli impianti osteointegrati è stato possibile offrire una soluzione protesica fissa anche ai pazienti destinati alla protesi mobile (dentiera o scheletrato), identificando così nell’implantologia, l’ideale di cura definitiva e sicura per tutti i pazienti.

Con il passare degli anni, però, si è visto aumentare il numero di complicanze tecniche e biologiche, le quali hanno fatto sorgere dei dubbi sulla solidità della soluzione implantologica e del binomio implantologia e parodontite.

 

Implantologia e Parodontite: cosa è importante sapere

 

La parodontite è una malattia che si definisce “multifattoriale”, ovvero è determinata da più fattori spesso concomitanti.
La causa determinante è un’infezione dovuta a particolari specie batteriche presenti nella nostra bocca ma nelle forma più gravi è presente anche una predisposizione genetica che, a parità di condizioni, fa sì che l’infiammazione che ne deriva, sia particolarmente violenta. Giocano un ruolo importante poi anche altri fattori legati al paziente quali una scarsa igiene domiciliare, il diabete e altre malattie sistemiche e abitudini viziate (in primis il fumo di sigaretta).
Nei soggetti affetti da questa malattia, il rischio di insuccesso implantare è molto maggiore perché, pur con alcune importanti differenze, le cause della peri-implantite ovvero della malattia che produce una perdita d’osso attorno agli impianti, sono fondamentalmente le stesse della parodontite.
Questo non significa assolutamente che i pazienti che hanno una storia di parodontite non possano utilizzare gli impianti per sostituire i denti mancanti ma se si vogliono ridurre i rischi di peri-implantite, è necessario rispettare alcune semplici regole:

  1. In caso di parodontite, la malattia va trattata prima di inserire gli impianti. La presenza di tasche costituisce una sorta di “serbatoio batterico” dal quale i batteri responsabili dell’aggressione all’osso, possono migrare sulla superficie degli impianti e produrre una peri-implantite.
  2. L’igiene domiciliare deve essere particolarmente scrupolosa e se possibile il fumo di sigaretta deve essere abolito o perlomeno ridotto.
  3. Dal momento che la predisposizione genetica e gli altri fattori causali legati al paziente non cambiano sostituendo i denti con gli impianti, il rischio che l’infezione si ripresenti è più alto che negli altri pazienti. E’ quindi importantissimo concordare sia con il dentista che con l’igienista un protocollo di visite di controllo periodiche in modo da prevenire o intercettare precocemente eventuali focolai infettivi.

La letteratura scientifica ha dimostrato che il rispetto di questi principi consente nella maggior parte dei pazienti un’eccellente sopravvivenza degli impianti a lungo termine. 

In sintesi, particolarmente nel paziente con storia di malattia parodontale, cerchiamo sempre di privilegiare il mantenimento della dentatura naturale ma laddove la valutazione clinica non lo consenta, ricorriamo alla loro sostituzione con gli impianti osteointegrati a condizione che i 3 principi illustrati poc’anzi vengano rispettati.

 

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