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Batteri resistenti agli antibiotici: gli antibiotici funzionano ancora?

Batteri resistenti agli antibiotici: quello che c’è da sapere

Gli antibiotici non funzionano più? Saremo di nuovo vittime di malattie che credevamo vinte? L’Organizzazione mondiale della sanità lancia l’allarme sul fenomeno dei batteri resistenti a questi farmaci che da un secolo sono dei salvavita.

batteri resistenti agli antibiotici
Batteri Escherichia coli (E. coli). Foto © Visuals Unlimited/Nature Picture Library/contrasto.

L’Italia è in testa alla classifica per le morti causate da batteri resistenti alla maggior parte delle molecole antibiotiche. Si parla di più di 10.000 morti l’anno ma la crisi è globale, il rischio di non ritorno non è uno scenario distopico apocalittico ma una reale possibilità.

La resistenza dei batteri agli antibiotici non è una novità dell’ultimo anno ma fino a poco tempo fa la minaccia è stata sottovaluta. Il fenomeno però sta diventando sempre più preoccupante e interessa diverse classi di antibiotici, pure quelli che venivano considerati l’ultima risorsa.

Il primo passo per rallentare questo processo è diffondere la conoscenza sull’uso corretto degli antibiotici dato che proprio l’uso scorretto è stata una delle cause di questo fenomeno.

L’Italia è uno dei Paesi che fa maggior uso di antibiotici e di conseguenza anche uno dove il fenomeno della resistenza è tra i più elevati. L’antibiotico resistenza in Italia colpisce più il centro e il sud rispetto al nord in stretta relazione ai dati di consumo. Allarmante la percentuale di italiani che dichiarano di utilizzare antibiotici anche in caso di influenza o raffreddore, quando quindi sono inutili.  

Cerchiamo però di capire meglio cosa sono gli antibiotici e come funzionano

Quando al termine della Prima Guerra Mondiale la penicillina fu disponibile su larga scala molti iniziarono a sperare che fosse finalmente la fine dell’era delle malattie infettive. Grazie ad essa infatti non si moriva più per una polmonite. Ci si accorse però da subito che i batteri si adattavano e diventavano più resistenti agli antibiotici e che più si usavano più aumentava il numero di batteri resistenti.

Come agiscono gli antibiotici e quali sono quelli a nostra disposizione?

Esistono oltre 15 classi di antibiotici e ognuno di questi farmaci agisce in maniera diversa sui batteri distruggendo la loro parete cellulare o impedendo ad essi di riprodursi. Ognuno di questi farmaci è in grado di agire su un numero più o meno ampio di specie batteriche.
Tutti questi farmaci sono stati introdotti sul mercato prima degli anni ’70, da allora il filone si è quasi esaurito.

Perché si sviluppa la resistenza dei batteri ai farmaci?

La farmaco-resistenza dei batteri è un naturale processo evolutivo evidenziato già da Fleming, l’inventore della penicillina nel suo discorso alla cerimonia del premio Nobel. In una colonia di microbi ne esistono sempre alcuni naturalmente resistenti (insensibilità primaria) che iniziano a moltiplicarsi quando quelli sensibili al farmaco vengono distrutti da esso. La resistenza agli antibiotici ad ogni modo può anche svilupparsi per mutazione genetica del batterio. Nonostante si tratti di un normale fenomeno evolutivo esso può essere aggravato e accelerato dall’utilizzo scorretto degli antibiotici. Ad esempio questo avviene a causa del trattamento degli animali da allevamento con basse dosi di antibiotico per favorirne la crescita e prevenire le malattie negli ambienti affollati degli allevamenti intensivi.  In Europa questa pratica è vietata dal 2006 ma negli USA ancora oggi circa l’80% degli antibiotici viene impiegato sugli animali.
Tra le pratiche che favoriscono la resistenza troviamo anche la pessima abitudine di fare uso di antibiotici per trattare infezioni virali (come l’influenza ad esempio) sui quali non hanno efficacia o l’assumere farmaci senza prescrizione, utilizzandoli in maniera diversa da quanto prescritto, per un tempo diverso da quello raccomandato. Altra pratica che di recente è stata messa sotto accusa è l’abitudine in molti ospedali di prescrivere cicli di antibiotici a scopo preventivo.

Quali batteri sono diventati resistenti?

I batteri sotto osservazione sono 9 e sono batteri responsabili di infezioni molto comuni negli asili, negli ospedali e altri luoghi dal facile contagio.
Infatti i problemi maggiori oggi si riscontrano negli ospedali, nei reparti di terapia intensiva e di neonatologia. Le infezioni che nascono qui possono diventare delle vere e proprie epidemie.
 Tra questi batteri troviamo l’Escherichia coli (causa di infezioni del tratto urinario e setticemie), Klebsiella pneumoniae (polmoniti e setticemie), Staphylococcus aureus (infetta le ferite e può trasmettersi al sangue). E poi ancora alcune specie di batteri enterococchi all’origine di diarrea e infezioni trasmesse dal cibo. Infezioni che in passato venivano contrastate facilmente con gli antibiotici oggi in molti casi non rispondono più, tra questi la cistite.

A quali soluzioni stanno pensando gli scienziati?

Gli scienziati oggi non hanno una risposta unica e definitiva. Tra le strategie a cui si pensa ci sono quelle di combinare diversi antibiotici tra quelli esistenti, di rinforzare le molecole esistenti con sostanze adiuvanti che rendano i microbi resistenti di nuovo suscettibili e di mettersi alla ricerca di nuovi composti antibatterici.

 

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